“Ma perché un perfetto sconosciuto ha avuto accesso a tutte le nostre mail?”. L’opacità del 5 stelle raccontata dai deputati grillini (grillini, non ex) nelle conversazioni pubbliche su Facebook. “Siamo un movimento trasparente o la spectre?”. Casaleggio e gli sfoghi rivelatori. Scoop fogliante in Parlamento

8 Mar

Quelle che seguono sono le parole esatte di Patrizia Terzoni, non una fuoriuscita dal Movimento 5 stelle, ma una deputata ancora iscritta al gruppo parlamentare e al Movimento di Grillo, una testimone non sospettabile di coltivare rancore personale d’alcun genere nei confronti di Gianroberto Casaleggio o del Movimento. Il suo è uno sfogo rivelatore, che risale al novembre del 2014. La deputata si rivolge, su Facebook, a Paola Carinelli, il capogruppo che un mese prima aveva consegnato a un tecnico della Wr Network srl di Torino – tecnico “consigliato” dalla Casaleggio Associati (l’espressione è della stessa Carinelli, usata pubblicamente in un assemblea del 6 ottobre) – la password di accesso al sistema informatico, e alle mail, del dominio parlamentari5stelle.it. “Paola perché non dici la verità? Perché non dici che è per colpa tua che si è piantato il server? Perché non dici che hai dato tu le password di modifica del server ad un perfetto sconosciuto andando contro le decisioni del direttivo?”, scrive l’onorevole Terzoni alle 15.21 del 27 novembre 2014 sul profilo pubblico Facebook di Carinelli. “Perché non dici pure che il perfetto sconosciuto è stato segnalato da Casaleggio e lo abbiamo assunto noi come gruppo Camera per 5 giorni con clausole di riservatezza e che quindi non doveva rispondere allo staff ma solo a noi, e così non è stato? Perché non dici che sei stata tu, perché non dici che a causa di questo, un perfetto sconosciuto ha avuto accesso a tutte le nostre mail?”. E insomma, la deputata Terzoni (deputata del 5 stelle) dice esattamente il contrario di ciò che in questi giorni sostengono sia il misterioso staff di Beppe Grillo sia il direttorio del M5s (cioè Di Maio, Di Battista, Ruocco, Sibilia e Fico). Dice Terzoni: 1) il tecnico informatico era “segnalato da Casaleggio”. 2) “Ha avuto accesso a tutte le nostre mail”. 3) “Non doveva rispondere allo staff ma a noi, e così non è stato”. D’altra parte, dopo le prime lamentele dei deputati, era stato proprio lo staff, da Milano, dagli uffici della Casaleggio Associati, a rispondere via mail il 3 ottobre alle preoccupazioni dei parlamentari (l’email riporta, tra le complicate righe dell’header, anche il nome del computer da cui è stata inviata: “trinettapc”, verosimilmente il computer di Chiara Trinetta, esperta di marketing della Casaleggio). A che titolo a Milano erano informati di quel controllo, se una ditta terza aveva il contratto con il gruppo della Camera?

Tra luglio e novembre del 2014 il gruppo parlamentare 5 stelle sta sbandando: baruffe, spiate, dispetti, delazioni. Da una parte i deputati più fedeli alle disposizioni della Casaleggio, l’azienda di web marketing milanese che non si limita a offrire servizi ma a quanto pare determina la linea del Movimento; e dall’altra i deputati che invece a poco a poco sarebbero stati quasi tutti buttati fuori perché non obbedivano allo “staff”. Alcuni parlamentari, presa in parola l’utopia della trasparenza e della democrazia diretta, autorizzati dal capogruppo, in quei mesi organizzano consultazioni online, sondaggi, tutto attraverso un sistema informatico, un sito, da cui passano anche documenti di lavoro, dati sensibili, oltre alle email personali dei deputati stessi. Un dominio, questo, parlamentari5stelle.it, su cui tuttavia la Casaleggio Associati (che gestisce il blog di Grillo, il sito movimentocinquestelle.it, la tv del Movimento che si chiama la Cosa, oltre al sito d’informazione Tze Tze) non aveva nessun controllo (oggi, invece, chi digita parlamentari5stelle.it, finisce direttamente in una sotto pagina di www.beppegrillo.it). “Questo servizio fu messo in piedi da Massimo Artini, nostro collega deputato, su mandato dell’assemblea”, racconta al Foglio Mara Mucci, iscritta al Movimento 5 stelle fino a gennaio del 2015. “Poi Artini, per come ricordo io, chiese di fare un sondaggio sul blog di Grillo, una consultazione che riguardava certe decisioni da prendere in commissione Difesa, i cui dettagli non ricordo. Da Milano gli dissero di no. Che non poteva farlo. Alla fine quel sondaggio si fece comunque, ma sulla piattaforma dei deputati. A quel punto però, alla Casaleggio la presero male, anzi malissimo. E forse decisero di prendere il controllo del sito”.

A luglio del 2014 il server del gruppo parlamentare, per iniziativa del gruppo stesso, viene ripulito da altri siti estranei al Movimento. A settembre viene ingaggiato un informatico, il dottor Claudio Genova, della Wr Network srl, azienda Itc di Torino, “consigliata” da Casaleggio, formalmente incaricato di valutare le “policy di sicurezza” del sito. Il direttivo del gruppo parlamentare (composto dal capogruppo Carinelli, dal presidente Alessio Villarosa, dal tesoriere e dai segretari d’Aula) autorizza il tecnico a operare, ma con un mandato limitato e sottoposto a un vincolo di riservatezza: viene anche deciso di non consegnargli il pieno accesso al sistema. Tuttavia il 30 settembre 2014, il capogruppo Carinelli, su indicazione della Casaleggio, e senza informare il responsabile legale del gruppo, cioè il presidente Villarosa, consegna al tecnico la password del sistema informatico, all’interno del quale si trovano anche le caselle di posta elettronica dei parlamentari. A quel punto il sistema viene smantellato, reso non funzionante dal tecnico. Ed ecco allora cosa scrive il 28 novembre, su Facebook, Tatiana Basilio, ancora oggi deputata del M5s. Anche lei, come la collega Terzoni, si rivolge all’ex capogruppo Carinelli. E anche lei, come Terzoni, non ha alcun motivo di screditare il Movimento al quale tuttora appartiene: “In assemblea, alla mia ex, per fortuna, capo gruppo inesistente, abbiamo chiesto contezza di chi fosse il signor Genova che senza consenso del presidente del gruppo ha messo le mani nelle email private!!! Palese reato di violazione della privacy di un cittadino semplice e figuriamo di un parlamentare. Risposta: la capo gruppo non era tenuta a dare certe informazioni per la privacy del sig Genova, lì a ficcare il naso in tutte le mie email!!!!! Ehhhh sì, cari cittadini, poiché io non saprò mai cosa diavolo ha fatto questo tizio a libro paga del gruppo parlamentare, per una settimana, sputtanando tutto il lavoro di 18 mesi e chissà, magari spiando in tutte le mie email e farsi un dossier su ognuno di noi!!! Tutto nel tacito assenso di un capogruppo! Ma siamo un movimento trasparente o la spectre?”. Ieri il Senatore Stefano Esposito, del Pd, ha presentato un’interrogazione parlamentare. “Tutta questa storia è pura fantasia”, dice Luigi Di Maio, “mi auguro che Casaleggio chieda fino all’ultimo centesimo di danni”. Che invece Casaleggio risponda a qualche legittima domanda, quello no.