La Vigilanza non va mai in vacanza. Ma nessuno sa più dire a cosa serve

1 Ott

Pubblicato sul Foglio

 

Mentre attorno a Viale Mazzini si scatena la solita canea, e mentre Michele Anzaldi, deputato del Pd e membro della Vigilanza Rai, propone di cacciare Bianca Berlinguer e Andrea Vianello perché a Rai3 “non hanno seguìto il percorso del Pd e non si sono accorti che c’è un nuovo segretario”, mentre insomma, come sempre accade, ciascuno fa valere le proprie leggi di accaparramento sulla tivù pubblica, viene spontaneo chiedersi: scusi onorevole, ma esattamente la commissione di Vigilanza Rai a cosa serve? Voi, insomma, che fate? Ecco. Di fronte Palazzo San Macuto, sede della Vigilanza, c’è Pino Pisicchio, deputato spiritoso del gruppo misto. Alla domanda: a che serve la Vigilanza?, Pisicchio non sa cosa rispondere. Si mette a ridere. Poi ci pensa, avverte forse un’insidia: “Ci occupiamo della tutela dei princìpi fondamentali del servizio pubblico”. Bello. Bellissimo. Ma che vuol dire? “Tuteliamo l’indipendenza, l’obiettività e l’apertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali”, che è però una frittura di parole, una specie di frasetta imburrata e passata in padella, che ormai sta in piedi da sola. “Senti a me”, mormora Giovanni Minoli, che ha qualche esperienza: “L’attività principale della Vigilanza è quella di fare telefonate in azienda per impicciarsi di tutto ciò di cui la politica non dovrebbe impicciarsi”. E allora la Vigilanza – “istituto tardo sovietico” (definizione di Aldo Grasso) – è lo strumento attraverso cui l’editore, il Parlamento, controlla la Rai. E mentre controlla, ognuno ci porta dentro anche i suoi interessi, compresi i più patetici: far lavorare questo o quella, promuovere una fiction, farsi invitare nel salotto del pomeriggio.

E la giornata tipo, alla Vigilanza, com’è? Ieri, per dire, la commissione si è riunita per ascoltare il professor Mario Morcellini, ordinario di Processi culturali e comunicativi alla Sapienza. Su venti deputati e venti senatori che teoricamente compongono questo parlamentino in cui sono rappresentati tutti, ma proprio tutti, non solo i partiti in quanto tali ma anche le correnti, le sottocorrenti, le lobby, ognuna con i propri uomini di punta, di rincalzo, di spinta, di frenata, di compromesso, di tacco o di gomito, ebbene ieri su quaranta componenti c’erano solo tre grillini, tre deputati del Pd, e il già citato Pisicchio, che si aggirava per le stanze vuote con l’aria di un orsetto smarrito. Negli ultimi mesi la funzione della commissione – lo dicono gli ordini del giorno – si è risolta, oltre a un pacco di nomine mega galattiche in azienda, nell’“ascoltare”: il sindacato Usigrai il 6 maggio, il direttore di Rai fiction il 10 giugno, l’Ad di Raicinema il 17 giugno, il sottosegretario Giacomelli il 30 giugno, il presidente del consiglio di sorveglianza di Euronews l’8 luglio, il prof. Enzo Cheli il 15 luglio, il presidente dei pubblicitari il 22 luglio, il presidente Rai il 29 luglio, il direttore di Rai 1 il 15 settembre, il direttore della European Broadcasting Union…

Scusi senatore, ma è possibile che non fate altro che “ascoltare”? Tutto il giorno? La Vigilanza a che serve? “Boh”, risponde Augusto Minzolini. “E’ una cosa surreale, lo ammetto. Ma non è l’unica”. La verità è che oltre all’ascolto c’è di più, come nella canzone. “Guarda che è molto ambìto far parte della Vigilanza”, dice un deputato di Ncd, Sergio Pizzolante. E rivela ciò che si poteva benissimo immaginare: “Da lì puoi fare piccole raccomandazioni. E poi t’invitano pure in televisione, pensano che sei importante. Se ci sai fare ti telefonano persino i direttori. E ti chiamano anche quelli di Mediaset, ovviamente. E infatti i miei amici di Forza Italia ci vogliono entrare tutti. A gomitate”. Persino i 5 stelle. Il primo atto politico del movimento antisistema, tra un vaffa e l’altro, è stato quello di prendersi la presidenza della Vigilanza con Roberto Fico. Dunque: a che serve la Vigilanza? “Alla tutela dei princìpi fondamentali del servizio pubblico”. Ah.